La Mandragora

Per salutarci prima dell’estate vi propongo qualche curiosità su una pianta che da sempre stuzzica la mia fantasia e di cui si trovano ricette per elisir e decotti, che tuttavia, per una volta, vi sconsiglio di provare a replicare in casa senza una guida esperta.
Credo che in molti ricordino l’episodio in cui i giovani maghi di Hogwarts, durante la lezione di Erbologia, venivano invitati a premunirsi di un paraorecchie… per difendersi non dal freddo, ma dalle urla di temibili Mandragole.
Mandragole che ritroveremo come ingrediente principale nella “Pozione Ricostituente” necessaria per guarire coloro che sono rimasti pietrificati dopo un incontro troppo ravvicinato con il Basilisco.
Forse vi starete chiedendo cosa sia questa pianta tanto potente e se esista veramente.
In realtà la Mandragora – o Mandragola – è una delle piante più rinomate della stregoneria e le sue virtù sono note fin dall’antichità, come testimoniano alcuni reperti archeologici egiziani.
Assieme alla ninfea e al papavero da oppio – anch’esse piante dotate di proprietà psicoattive – era impiegata per fare unguenti capaci di indurre stati ipnotici, di trance ed estatici.
La Mandragora è presente anche in Italia con ben due varietà: Mandragora Officinarum, che vive nei boschi di latifoglie e fiorisce in primavera, e Mandragora Autumnalis con fioritura in autunno, che si trova nei campi o in luoghi incolti e aridi.
La Mandragora è una pianta della famiglia delle Solanacee, perenne, con fiori bianco-verdognoli e bacche globose gialle o rosse, che cresce spontaneamente nelle regioni meridionali d’Europa.
Le varietà di Mandragora sono anche dette bianca e nera. Quella bianca viene utilizzata soprattutto nella magia nera, mentre quella nera sembra essere un potente afrodisiaco: contiene infatti alcaloidi che possono far aumentare le pulsazioni cardiache, producono effetti di eccitazione psicomotoria e psichica, allucinazioni, manifestazioni di riso convulso e stati deliranti.
Questa pianta da sempre incuriosisce, stupisce e intimorisce l’uomo, anzitutto per le sue radici, grosse, biforcate e spesso accavallate con una forma antropomorfa, che ricordano delle cosce umane.
Si dice che la pianta sia nata da alcune gocce di sperma (o urina) di un innocente, impiccato per errore; per questo quando la si raccoglie è necessario proteggere le orecchie dalle urla terribili del povero condannato, capaci di portare alla follia, e forse anche alla morte, l’incauto ascoltatore. Sempre per questa tradizione la pianta crescerebbe nei cimiteri o nelle zone limitrofe ad essi.
Se fossimo però pronti a sfidare la sorte e volessimo raccogliere la pianta, i metodi che ci vengono suggeriti sono quanto mai eterogenei.
In epoca romana consigliavano di tracciare tre cerchi con un ramo di salice e ammorbidire la terra intorno alla radice con urina femminile; quindi, trovata una vergine, la ragazza doveva raccoglierla, guardando a ovest e rimanendo controvento, per non subire gli effetti allucinogeni del profumo della mandragora.
Plinio il vecchio, riprendendo Teofrasto di Lesbo, proponeva invece di annodare una corda da un lato intorno alla radice e dall’altro attorno al collo di un cane affamato che, vedendo in lontananza del cibo, si sarebbe lanciato verso di esso, estraendo la Mandragora dal terreno.
Alcune credenze sono quanto mai fantasiose; uno dei timori più terrificanti è quello che la Mandragora possa trasformarsi in un essere umano: per questo si narra che debba essere estirpata prima che, al settimo anno, possa produrre un embrione umano.
Nel medioevo era usata come potente anestetico e ancor oggi si crede che possa scacciare i demoni, tanto è vero che se ne brucia la radice come esorcismo.
Perfino Machiavelli nella sua celebre commedia intitolata “La Mandragola” (1518) fa riferimento a questa pianta dalle mille “virtù” dicendo: “non è cosa più certa ad ingravidare una donna che dargli bere una pozione fatta di mandragola”.
È probabile che le reali proprietà anestetiche e psicotrope della Mandragora abbiano contribuito a farle attribuire poteri sovrannaturali in molte tradizioni popolari e che la sua forma, così particolare, abbia alimentato queste credenze facendola diventare una delle piante magiche per eccellenza.

Elena Ticozzi Valerio 
Articolo scritto per Fantasy Selfpublisher e pubblicato lunedì 23 giugno 2014