Gemini Missing Moments

A CASA

Era tornato al Manor.
Sprofondato nella poltrona di fronte al camino.
I gomiti appoggiati sulle ginocchia di quelle gambe diventate chissà come tanto lunghe.
Lo sguardo perso nelle variopinte geometrie del costoso tappeto orientale.
La mano era corsa con gesto rituale alla fronte per scostare i capelli dagli occhi.
Solo allora si era accorto di avere qualcosa di viscoso sul viso.
Si era guardato il palmo, trovandolo completamente coperto di sangue.
Globuli che non gli appartenevano.
Si era alzato per raggiungere il grande specchio nel disimpegno oltre il salone.
Un ragazzo dall’aria stravolta lo fissava inquieto.
La pelle e i capelli nivei ricoperti da cenere e sangue.
La luce degli occhi sembrava fuggita davanti all’orrore a cui aveva appena assistito.
La divisa della scuola strappata in più punti, la camicia non più candida.
Improvvisamente l’odore della carne bruciata dalle fatture mortali gli riempì nuovamente le narici.
Sangue, urla, disperazione.
Il sapore salato del terrore gli ghermì lo stomaco.
Si trovò in ginocchio con la mano appoggiata alla parete, una volta immacolata.
Lacrime luttuose presero a scivolare lungo le guance, ripulendo un po’ quella maschera funerea.
Era dunque questa la fine di tutto?
Sentì che qualcuno cercava faticosamente di sollevarlo da terra.
Girò di poco il viso, identificando il vestito di pregiato velluto che ben conosceva.
Si alzò, per paura che si facesse del male nel cercare di aiutarlo.
Era ormai ben più alto di lei.
Udì la sua voce che dolce sussurrava qualcosa.
Non riusciva a comprendere le parole.
Sembravano fuggire come frammenti di sapone fra le dita bagnate.
La abbracciò, posandole il mento spigoloso sulla spalla.
Percepì il profumo dei suoi capelli disperdere quello della morte.
«Vieni, Draco. Andiamo di sopra, ti devi lavare.»
«Sì. Mamma.»
Ma quanta acqua sarebbe servita per detergere la sua anima?