Gemini – Capitolo 5

Chocolates

I primi giorni di scuola erano scivolati in fretta fra nuove e vecchie abitudini. Come previsto da Leni, le lezioni dell’ultimo anno si erano subito dimostrate gravose, in particolare quelle di Pozioni. La professoressa Alstroemeria Stinker sembrava aver riportato dalle vacanze un ponderoso bagaglio di ostilità.
Al era incorso per primo nelle ire della megera e si aggirava depresso per la Sala Comune con il libro di Pozioni Avanzate stretto tra le mani, quasi sperando di poterne apprendere i concetti per osmosi.
Anche Handy, che amava moltissimo la materia essendo cresciuto fra matracci e provette nel laboratorio privato del padre, la detestava, sia per l’incostanza del carattere sia per l’aspetto poco curato. Era l’antitesi di qualsiasi senso estetico come aveva decretato disgustata sua nonna Narcissa che, avendola incrociata a Diagon Alley, l’aveva paragonata a un elfo domestico. Era pronto quindi a sostenere calorosamente la proposta di Al di usare un incantesimo Incarceramus per rinchiuderla nel sotterraneo un paio di giorni, celandola agli occhi e alle orecchie di tutti, e dando modo ai loro poveri sensi strapazzati di riposare.
Lily sorrideva entusiasta: sarebbe stata felicissima di partecipare in prima persona a questa pericolosa operazione.
Fred e Roxanne vagheggiavano sull’idea di immergerla nella vasca del bagno dei prefetti riempita di Elisir dell’Euforia, ottenendo due risultati eccezionali: quello di vedere il colore naturale della sua crocchia zafferano e di scorgere un sorriso su quel muso sempre imbronciato.
Hope e Alice, inguaribili romantiche, intervenivano favoleggiando dell’aspetto della “povera Alstroemeria”. Ritenevano fosse il risultato di una grande storia d’amore finita male. Immaginavano i vitrei occhi azzurri della donna ardere di passione per un grande mago, morto cercando di salvarla dal fuoco di un drago impazzito.
Le affermazioni delle due fantasiose ragazze venivano accolte dagli altri con sguardi al cielo e gesti circolari delle mani intorno alle tempie. La faccia di Leni esternava un ringraziamento inespresso al destino per non aver mai messo le due sanguepuro in contatto con la televisione babbana. Si domandava sgomenta cosa avrebbero potuto inventare dopo aver visto delle telenovelas.
«Non è possibile» sbottò Al sbuffando, «è solo il diciotto settembre e quella pazza mi sta già facendo dannare l’anima.»
A sentire quelle parole Leni si alzò di scatto e irruppe: «Handy, hai mandato il gufo per assicurarti che i cioccolatini arrivino domani?»
«Certo, come ti ho già confermato circa dieci volte da questa mattina» rimbeccò il fratello guardandola con aria scocciata. «Sarà meglio chiedere a papà di mandarti una ricordella perché cominci ad averne un serio bisogno.»
Leni si tranquillizzò. Ogni anno, da quando avevano iniziato la scuola, facevano recapitare a casa da Mielandia un enorme pacco di Chocolate Spirit per la madre sapendo quanto ne andasse ghiotta, con la speranza di addolcire un po’ la loro assenza nel giorno del suo compleanno.

Hermione uscì dal camino di casa, esausta per la lunga giornata in ospedale. Notò subito l’enorme scatola posata sul leggiadro tavolino fra le due poltrone rivolte al focolare. Si erano ricordati anche quest’anno.
Felice, passò un dito sulla carta fatta a mano per poterne sentire meglio la filigrana sottile, mentre con l’altra arricciava gli sbuffi del morbido nastro. Pensò ai suoi ragazzi ingoiando una lacrima dispettosa. Due braccia forti le cinsero la vita.
«Bentornata, signora Malfoy.»
«Grazie, signor Malfoy» replicò prima di portare il capo al petto del marito per rilassare le spalle stanche.
«Quest’anno i ragazzi hanno fatto le cose in grande. Con questa scatola potresti saziare un Troll.»
«Forse hanno pensato che così avrei potuto assaggiarne qualcuno salvandolo dalle grinfie di una certa persona.»
«Come siamo possessivi. Lo sai che non impazzisco per certe cose» rimarcò lui risentito.
«L’ho notato. Dopo il quindicesimo hai una faccia quasi schifata» lo pungolò lei divertita.
«Il mio è un sacrificio in nome della scienza. Ho il dovere di assicurarmi, con ripetute prove oggettive, che il prodotto sia riuscito perfettamente. A questo proposito ritengo doveroso accertarmi che la merce non abbia subìto danni nel trasporto assaggiandone subito uno.»
«Draco, fra poco meno di un’ora arriveranno Harry e Ron per la cena, non puoi aspettare?»
«No. Un Malfoy non aspetta, mai» sancì sedendosi su una poltrona, per poi invitarla con la mano ad accomodarsi sull’altra, speranzoso.
«Va bene, se proprio insisti» accondiscese lei sfilandosi le scarpe e mettendosi comoda per leggere il piccolo biglietto che faceva capolino sotto il nastro.
Siamo lì con te. Handy & Leni. Solo poche importantissime parole.
Hermione cominciò a sciogliere con calma il fiocco, che proprio non voleva cedere. Girò la scatola da un lato, staccando il primo pezzettino di scotch trasparente, per poi passare con estrema cautela all’altro lato. Una volta tolto il nastro autoadesivo, stese con perizia le due ali di carta, apprestandosi a liberare la preziosa scatola dal suo fine imballaggio.
«Herm, pensi che riusciremo ad assaggiarli prima della scadenza?» obiettò Draco impaziente.
«Mamma mia, sembra che tu sia digiuno da un mese» commentò lei continuando impassibile il suo lavoro come un archeologo prudente alle prese con un fragile vaso.
Finalmente sollevò il coperchio dell’involucro dorato. Un meraviglioso profumo inondò la stanza; stava ancora ammirando quella magnifica simmetria quando una mano rapace intervenne a guastarne l’armonia.
«Draco!»
«Cosa?» insorse lui a mezza bocca mentre, beato, lasciava scivolare in gola il liquido infuocato. «Sono ottimi!» sentenziò.
«Immagino» cadenzò Hermione. «È vero. Si sono superati» aggiunse mentre il fluido le scaldava il cuore.

Una leggera iridescenza verde annunciò l’arrivo dei quattro ospiti. La casa era immersa in un silenzio irreale.
«Cosa fanno quei due?» chiese piano Daphne osservando le due poltrone di fronte a loro, dove i coniugi Malfoy dormivano placidamente con una scatola di cioccolatini rovesciata ai loro piedi.
«Non ci credo» bisbigliò Ron, sorridendo, «si sono addormentati come due vecchietti.» Harry gli diede una leggera gomitata di assenso.
«Poverini. Devono essere distrutti dal lavoro» proferì Daphne il cui cuore gentile non sembrava appartenere a quello di una diretta discendente di Salazar.
«Speriamo che Hermione abbia prima preparato la cena» fece Ron preoccupato, aderendo al pensiero del suo stomaco.
«Adesso ci divertiamo» ghignò Ginny guardando il marito. «Vediamo come reagisce lui», e gli si avvicinò all’orecchio. «Malfoy, sveglia!» urlò con tutto il fiato che aveva in gola.
Il biondo non si mosse di un millimetro.
«Adesso capisco come possa dormire malgrado il russare di Hermione» notò Ginny.
Harry si accostò con aria preoccupata all’amica. La chiamò sempre più forte e, non ricevendo risposta, cominciò a strattonarla. Anche Daphne cercò inutilmente di svegliare Draco. Tastandogli il polso esclamò: «È debolissimo!»
Harry fece lo stesso con Hermione, scoprendola nelle stesse condizioni. «Butta quel cioccolatino!» intimò Harry a Ron che aveva trovato un aperitivo estemporaneo.
«Cosa sta succedendo?» mormorò Ginny atterrita.
«Anche se mi sembra impossibile, temo che i dolci siano avvelenati: questi sono i sintomi dell’Alito della Morte» spiegò il capo Auror con le braccia stese lungo i fianchi, serrando i pugni.
Avrebbe volentieri fulminato chi aveva osato tanto.

Capitolo 6