Gemini – Capitolo 15

Conclusio

Draco scivolava leggero nelle eleganti scarpe nuove mentre attraversava la grande cabina armadio cercando di avere la meglio sui riottosi gemelli di brillanti, che non parevano voler stare in sua compagnia per la serata.
Un lembo della candida camicia, ancora in parte slacciata, spuntava dispettosa dai pantaloni dell’elegante abito nero.
Si appoggiò con una spalla allo stipite della porta, e lo sguardo si posò sulla figura snella che si stava vestendo al centro della camera da letto.
Un abito in seta bordeaux scivolava in quel momento lungo il corpo della moglie che gli volgeva le spalle. Si stava sistemando meglio il vestito, accarezzandolo con le mani leggere, mentre si infilava un paio di scarpe di raso dal tacco pericoloso.
La bella specchiera dalla cornice dorata rimandava l’immagine di una donna molto attraente che lui rimirava in silenzio, estasiato: era una visione di cui non sarebbe mai stato sazio.
«Herm, non è che mi daresti una mano?»
Lei si voltò e si avvicinò sorridendo, gli prese una mano e cominciò delicata a sistemare il prezioso monile. «Se devo essere sincera non è che abbia una gran voglia di venire questa sera al galà dei pozionisti» gli confessò infilando l’ornamento nell’occhiello.
«Lo so, ma se non andiamo il Ministro della Magia ci resterà molto male» replicò lui cercando a fatica di rimanere serio.
Hermione, terminato il delicato lavoro, si avvicinò al letto su cui stavano mollemente posate una grande sciarpa di organza e una piccola borsa.
L’uomo finì di vestirsi velocemente, poi la raggiunse. Cingendole la vita con un braccio l’accompagnò fino al camino del salotto.
«Dov’è esattamente la riunione?» chiese rassegnata.
«Non ti preoccupare. Questa sera guido io» le sussurrò in un orecchio. «Sei bellissima» aggiunse e abbassò sensuale la voce per farle un malizioso sorriso mentre, protettivo, le avvolgeva le spalle con un braccio. Subito l’uomo li smaterializzò verso la loro meta.

«Draco? Temo che tu abbia sbagliato posto» disse lei trovandosi nel buio più totale.
«Credo di no. Lumos Maxima.»
La stanza si illuminò a giorno.
«Buon compleanno!» strepitò un coro di voci, mentre uno scintillio di candele rischiarava il grande salone del Manor.
Hermione rimase a bocca aperta di fronte ai figli e agli amici più cari in quella che doveva essere una festa. Una dolce musica classica cominciò a risuonare dando il via ufficiale alla serata.
«Ma cosa?» osò la medimaga.
«Tanti auguri, mamma!» trillarono i figli abbracciandola.
«Non ci credo» pigolò lei mentre veniva attorniata dagli ospiti.
«Papà, sei stato fantastico: la faccia di mamma era impagabile» si complimentò Leni tra le braccia del genitore.
«Auguri, mia cara» proferì Narcissa e le diede un bacio su una guancia, seguita dai signori Granger, ancora un po’ frastornati dalla guida di Ron.
«Grazie» mormorò lei, ancora esterrefatta.
Il grande salone, da luogo cupo, si era trasformato in una esplosione di colori. Le pesanti tende color muschio erano state sostituite con altre di un rosso brillante, trattenute da cordoni dorati con grandi pendagli di cristallo. Lunghi tavoli coperti da preziose tovaglie di candido lino, ricamate con lo stemma del casato, traboccavano di ogni sorta di vivande pronte a esaudire anche i desideri dei più esigenti.
Nel grande camino la fiamma stregata danzava seguendo la soave melodia proveniente dal meraviglioso pianoforte a coda. La musica magistralmente interpretata dal famoso Arthur Michelangel inondava la stanza, mentre piccole bolle di sapone incantate volteggiavano libere senza mai infrangersi al suolo.
«Gran galà dei pozionisti?» ripeté in tono scherzoso.
«Diciamo che tutti i migliori sono presenti» rispose il marito, posando orgoglioso una mano sulla spalla del figlio e indicandole una donna dai vaporosi capelli biondi, agghindata con un elegante abito pervinca. Hermione seguì la direzione e riconobbe a stento la professoressa Stinker.
«Tanti auguri» le disse Ginny, avvicinatasi con Harry.
«Grazie. Non me lo aspettavo.»
«Immagino. Tuo marito ha minacciato di spedire ad Azkaban chiunque si fosse lasciato scappare una sola parola. Sa essere molto convincente!» riferì Harry ammiccando a Draco.
Arrivarono anche Daphne e Ron. «Sei bellissima» le disse l’amica.
«Anche tu.»
«Bene, visto che siamo tutti in perfetta forma direi di andare ad assaggiare qualcosa» suggerì Ron, mentre la moglie alzava gli occhi al cielo.
A un certo punto dalla porta fecero il loro ingresso Luna, Rolf e i due gemelli che trascinavano una strana scatola.
«Luna!» esclamò Hermione, felice di rivederla dopo tanto tempo.
«Non oso immaginare cosa ci sia in quella scatola. Tu sei pronto a intervenire, mio caro capo Auror?» chiese Draco a Harry.
«Forse è meglio se lo chiedi a lui» rilanciò questi, indicando Hagrid che entrava in quel momento nel salone seguendo i figliocci.
Seguirono diversi abbracci. Hagrid quasi stritolò la mano di Draco, non dosando come sempre la sua forza nei momenti di imbarazzo. Tutti si voltarono allarmati quando l’omone si avviò con passo sicuro verso la padrona di casa. Ma lui, arrivatole di fronte, le fece un grazioso baciamano tanto che Narcissa lo invitò a porgerle il braccio e insieme si avviarono verso gli altri ospiti.
«Temo che presto ci colpirà un meteorite» sentenziò Ron masticando una tartina al salmone.
«In effetti Rubeus Hagrid e Narcissa Malfoy a braccetto non è una cosa che si vede tutti i giorni» lo sostenne la moglie.
Una nuvola di farfalle turchesi annunciò l’arrivo di Fleur con Bill e le figlie – naturalmente vestite in malva – che, dopo un rapido saluto alla festeggiata, si unirono agli amici.
Alice rideva ai racconti di Lysander, mentre il padre la guardava premuroso da lontano. Neville e la moglie parlavano fitto con la preside e la collega vicino al camino. Hermione li raggiunse per salutarli.
«Sono contento di vederti completamente ristabilita» le disse il giovane professore di Erbologia mentre gli altri annuivano.
«Io sono felice di avervi tutti qui riuniti» replicò lei abbracciandoli.
In un lato del salone i giovani studenti di Hogwarts ridevano felici. Lily ogni tanto si sistemava il bel vestito che la madre aveva preteso che indossasse, facendole rimpiangere il suo paio di jeans preferiti.
«Da come ti agiti sembra che tu abbia una Moke infilata nella schiena» la provocò Handy ironico.
«Spiritoso» lo rimbeccò lei.
Lui la guardò con tenerezza. «Stai bene con i capelli sciolti. Dovresti tenerli liberi più spesso.»
La ragazza arrossì. «Hai visto quei due?» irruppe per cambiare argomento.
Al e Leni si aggiravano per la stanza tenendosi per mano e si soffermavano a parlare felici con i vari ospiti.
«Già, molto presto ci troveremo a mangiare confetti» ipotizzò lui bevendo un sorso di burrobirra. «Sono contento per loro. È dal primo giorno di scuola che cerco di rifilargliela» aggiunse compiaciuto. «Certo, non invidio Al quando dovrà chiedere la mano di Leni a mio padre.» Lo indicò: Draco, fingendosi interessato al racconto di George e Angelina, non faceva che controllare le mosse dei due innamorati.
Hermione si accorse di quella insistenza e, mentre parlava con gli amici, irruppe sorniona: «Non è vero, Draco?»
«Certo!» rispose lui senza sapere di essersi appena guadagnato una visita alla Tana per aiutare i signori Weasley a riorganizzare il mitico magazzino degli oggetti babbani, ormai accatastati a centinaia.
Dal sorriso smagliante di George che, stringendogli la mano, gli diceva: «Tu sei un vero amico!», Draco ebbe la netta sensazione di essersi cacciato in un guaio.

Handy conosceva fin troppo bene il padre. Quando tre anni dopo Al, con i capelli irrimediabilmente sconvolti e il viso paonazzo, chiese ufficialmente la mano della giovane medimaga, furono solo le pedate malcelate di Hermione sotto al tavolo a far sì che l’algido pozionista rispondesse, quasi sorridendo, di sì. Non perché non fosse felice per la scelta della figlia. Piuttosto la riteneva ancora troppo giovane per sposarsi, almeno per altri quindici anni.
Per sua fortuna Handy ebbe reazioni diverse quando si presentò a casa di Harry per fare la medesima richiesta. Harry e Ginny lo avevano abbracciato, felici che i due innamorati si fossero decisi dopo essersi lasciati per la decima volta. In realtà non potevano stare lontani uno dall’altra, ma il troppo amore per la dialettica, e forse per il teatro, aveva spesso la meglio regalando siparietti, ormai diventati mitici, agli esterrefatti familiari. Come la volta in cui Handy, tornando dal Brasile, dove era stato a cercare nuove piante per le sue pozioni, aveva smaterializzato per sbaglio anche la guida amazzonica, che si era rivelata come una indigena seminuda che Lily non aveva particolarmente apprezzato. Mentre i due litigavano furiosamente era toccato a Ginny riportare la ragazza sconvolta a casa, avendo cura di cancellarle la memoria.
Anche la sera del loro fidanzamento il giovane pozionista non aveva potuto evitare la strigliata della fidanzata per essere arrivato in ritardo di ben venti minuti sull’orario concordato. Cosa che aveva dato l’opportunità a James di commentare: «Avevi paura che avesse cambiato idea?», facendo scoppiare tutti in una sonora risata a cui era seguito un acceso dibattito fra Lily e il fratello, rivelando ancora una volta quale abile avvocato la ragazza fosse diventata.
In quella occasione Draco aveva sussurrato alla moglie: «Ma possibile che per i nostri figli non esista un compagno che non faccia Potter di cognome?» Per fortuna il piccolo James Rastaban Potter che gli allungava le manine per farsi prendere in braccio lo aveva distratto: semplicemente adorava quel cucciolo dai capelli biondi e dagli occhi verdi.
Qualcuno dei parenti giurava perfino di aver visto il nonno cantare una ninna nanna babbana per farlo addormentare.
Le previsioni dell’infelice Pansy si erano rivelate quanto mai veritiere.
In cinque anni a James si erano aggiunti Jane Molly Potter – che metteva in soggezione le persone per lo sguardo serio dei meravigliosi occhi grigi identici a quelli del nonno – e quei due terremoti dei gemelli Narcissa Ginny e Arthur Harry Malfoy, dai capelli color fuoco e dai vispi occhi nocciola.

«Cosa state confabulando?» chiese Hope ai futuri coniugi avvicinandosi con Alice.
«Niente di importante» rispose il ragazzo sorridendole.
La giovane Weasley con grande orgoglio del padre sarebbe diventata presto una delle migliori Auror del mondo magico, nota a tutti per la sua accuratezza nel sistemare anche le faccende più spinose del ministero.
«È proprio una festa meravigliosa» valutò con occhi sognanti Alice, la cui fornitissima libreria a Diagon Alley stava per diventare un punto di riferimento per tutti i maghi d’Inghilterra.
«Non so esattamente per cosa, ma mio padre deve aver incastrato il tuo» riferì Fred accostandosi.
«Temo di sì. Mentre chiedevo a nonna la sua ricetta per la torta di albicocche in crema catalana è arrivato nonno Arthur tutto contento perché Draco ha promesso di aiutarli» aggiunse Roxanne.
Il futuro gestore del negozio di famiglia sorrise furbo alla sorella, il cui amore per la cucina era equiparabile solo a quello dello zio Ron, che sarebbe diventato il più assiduo avventore del suo ristorante.
«Ma avete visto la Stinker?» aggiunse Victoire, seguita come sempre da Dominique. «Sembra trasformata. L’ho sempre detto io che un po’ di trucco e un bel vestito possono fare miracoli» precisò, anticipando quello che avrebbe ripetuto all’infinito a tutte le clienti del suo atelier di alta moda.
«Trasformata? Chi si è trasformata e in che cosa?» chiese Lysander sopraggiunto solo in quel momento con il fratello, speranzoso che si trattasse di qualche pericoloso animale tramutatosi in uno ancora più micidiale.
«Dobbiamo catturare una pericolosa belva?» irruppe Lorcan già entusiasta all’idea.
«Sì» rispose Handy sghignazzando, «anzi due.» Additò le figure vicino al caminetto.
«Ma sono la preside e la professoressa Stinker» notarono i gemelli, dispiaciuti.
«Ti assicuro che quando si arrabbiano sono peggio di due draghi» terminò Handy, facendo scoppiare l’intera compagnia in una risata fragorosa.
Tutti si girarono, attratti da quell’improvviso moto di ilarità: «Cosa avete da ridere tanto?» insorse Leni, giunta con Al.
«Niente, Giulietta» rimbeccò il fratello facendole l’occhiolino.
«Mi fanno impazzire, ma sono veramente dei bravi ragazzi» diceva Minerva a Neville, Alstroemeria e Hagrid che annuivano sinceri.
«Stai bene?» domandò Draco alla madre che guardava i presenti da un angolo della sala.
«Sì, non ti preoccupare. Torna tranquillo da tua moglie e dai vostri ospiti» lo esortò lei, per poi lasciargli una veloce carezza sul volto e prendere la flute che il figlio le porgeva.
«Cissy, vieni a sentire che cosa interessante è successa a Molly» sollecitò la signora Granger, conducendola verso gli altri, seguita dallo sguardo riconoscente del genero.
Draco tornò dalla moglie, rimasta sola vicino al tavolo dei dolci.
«Allora, signora Malfoy, sei contenta?»
«No» disse lei. «Sono strafelice.» Lo abbracciò per regalargli un meraviglioso bacio sotto lo sguardo divertito dei presenti e con grande imbarazzo dei figli.
«Ma cosa fanno?» insorse Leni dando una gomitata al fratello.
«Chiedi ad Al di spiegartelo» rispose Handy ridendo. Per tutta risposta si beccò un gran bel pizzicotto.

Fine

Se noi ombre vi siamo dispiaciuti,
immaginate come se veduti
ci aveste in sogno, e come una visione
di fantasia la nostra apparizione.
Se vana e insulsa è stata la vicenda,
gentile pubblico, faremo ammenda;
con la vostra benevola clemenza,
rimedieremo alla nostra insipienza.

William Shakespeare – Sogno d’una Notte di Mezza Estate