Gemini – Capitolo 1

La Costellazione di Draco

Le possenti guglie bigie della dimora trattenevano l’ultimo impalpabile sole di agosto nella speranza di poter conservare, ancora per poco, quel dorato calore, come una madre premurosa stringeva, con amorevoli dita, la mano del proprio sfuggente monello al limitare di una strada affollata.
Nel salottino al secondo piano un ragazzo e una ragazza, sprofondati in due grandi poltrone la cui sembianza smeraldina dell’una si opponeva a quella sanguigna dell’altra, leggevano in silenzio due voluminosi tomi. Avevano entrambi sollevato le gambe per stenderle fino al sedile dell’altro. La scenografia, in apparenza immutabile, era infranta solo dall’impercettibile movimento ritmico del piede del giovane uomo, intento a seguire il tempo di una melodia immaginaria.
Dalla poltrona scarlatta, improvvisamente, il bel ragazzo castano alzò la testa verso la sorella, senza però apparentemente vederla, come inseguendo un pensiero lontano.
Lei lo fissò perplessa. «Cosa c’è, Handy?»
«Niente, Leni, stavo solo pensando che questo sarà il nostro ultimo anno a Hogwarts.»
«Cosa succede, mio caro grifone, non avrai paura di dover affrontare i M.A.G.O.?»
«No, viperella mia, non mi piace l’idea di non vedere più tutti i giorni i nostri amici.»
«I nostri amici o qualcuno in particolare? Anzi, meglio, qualcuna in particolare, tipo una certa rossa di mia conoscenza?»
La cuscinata che ne seguì fu una risposta quanto mai eloquente. Handir Rastaban e sua sorella gemella Elenie Eltanin erano, come dichiaravano apertamente i loro secondi nomi, le stelle più fulgide della costellazione di Draco. O, meglio, più semplicemente il meraviglioso frutto di un amore che aveva, ai suoi esordi, scombussolato non poco l’intero mondo magico.
Non capitava tutti i giorni di vedere due nemici giurati passare dalle armi, non sempre solo verbali, alle tenere carezze.
Queste audacie del cuore capitavano spesso dopo grandi stravolgimenti, e la guerra che Hermione Granger e Draco Malfoy avevano dovuto, loro malgrado, combattere, faceva sicuramente parte di questa categoria. Sconvolgimenti che avevano portato i due ex nemici, dopo due anni dalla fine della guerra, a diventare ufficialmente i Signori Malfoy e, dopo breve tempo, gli entusiasti genitori di una coppia di gemelli.
Handir, come ripeteva spesso, era il maggiore per ben tre minuti. Aveva gli stessi lineamenti sottili ed eleganti del padre, ma gli occhi e i capelli ricci tradivano, nei loro caldi colori autunnali, le sembianze della madre. Della donna richiamava anche molti lati del carattere, per questo nessuno si era sorpreso di vederlo finire nella casata di Grifondoro; con buona pace delle – finte – lamentele di Draco, sconvolto all’idea di dover vedere un Malfoy vestito rosso e oro.
Due vivaci punte di cielo argentato caratterizzavano il bel viso di Elenie, identico a quello della madre, incorniciato però da una cascata di liscissimi capelli biondi, che rivelavano al primo sguardo il suo casato. Il buon vecchio Cappello Parlante non aveva ancora quasi toccato la sua testolina dorata che già aveva emanato il verdetto: Serpeverde.
La piccola Leni era scoppiata in un pianto disperato per essere stata divisa dall’amatissimo fratello. L’intera Sala Grande era ammutolita, dispiaciuta per quella bimba che sembrava un angelo a cui avessero strappato le ali.
Per fortuna Albus Severus Potter, anche lui appena smistato nella casata di Salazar fra lo sconcerto della sua numerosa famiglia e lo scherno del fratello maggiore James, era intervenuto. Senza quasi capire bene il perché, dopo averla presa per mano, l’aveva fatta sedere vicino a lui per consolarla.
Quel gesto istintivo era stato il primo passo di una grande amicizia con entrambi i gemelli, che vennero ben presto inglobati nella sua grande famiglia a Hogwarts.
James, capitano della squadra di Quidditch, aveva scoperto presto le grandi doti di giocatore di Handy e lo aveva preso, per così dire, sotto la sua ala protettiva. Il giovane Malfoy, sotto un’aura di gentile timidezza, si era ben presto rivelato un suo fido scudiero nel combinare i peggiori scherzi che la scuola avesse mai visto. Tanto che alla consegna del diploma di James, Al e Leni, dopo aver visto la preside McGranitt versare di nascosto qualche calda lacrima, avevano insinuato che il motivo non fosse il dispiacere di perdere il valente capitano della sua squadra, ma la gioia malcelata di non dover tenere più a bada uno spirito tanto ribelle. Allusione che era valsa a entrambi occhiate truci da parte dei rispettivi genitori.
Questa vicinanza dei ragazzi nel corso degli anni aveva sortito più di un effetto. Il primo era stato il riavvicinamento di Harry e Ron a Hermione.
Non che vi fosse mai stato un vero e proprio scontro, a parte forse quello verbale seguito alla scoperta dell’amore che legava i due nemici, ma la situazione era stata presto accettata una volta appurate le intenzioni serie del blasonato ex Mangiamorte: le loro vite avevano semplicemente seguito strade diverse.
Hermione era diventata una brillante medimaga, Draco un preparatissimo pozionista, e lavoravano entrambi al San Mungo.
Harry e Ron erano diventati valenti Auror agli ordini del Ministero della Magia.
Le loro giovani carriere semplicemente non avevano permesso di poter rubare altro tempo, diventato preziosissimo, alle rispettive famiglie.
Era stato con crescente e sincero piacere che gli ormai affermati ex compagni di scuola si erano ritrovati, prima alla stazione per accompagnare i figli e poi in occasione di compleanni e festività.
Il risultato di queste frequentazioni sempre più assidue era stato l’invito a festeggiare il giorno di Natale, dell’anno precedente, tutti insieme alla “Tana” da poco ricostruita. A seguito delle molte insistenze della sorella Andromeda e del nipote Teddy, era perfino intervenuta per qualche ora Narcissa.
Come Ron non aveva mancato di far osservare, ciò aveva provocato una nevicata di eccezionale abbondanza.
«Con tutti questi Malfoy per casa è un vero miracolo natalizio se la stella cometa non si abbatte su di noi come un bolide impazzito» aveva aggiunto, un po’ troppo ad alta voce, rivolgendosi a Harry.
La battuta, dopo un primo momento di sconcerto, aveva fatto scoppiare l’intera compagnia in una sonora risata, accentuata, forse, dal buon Firewhiskey riserva Malfoy, abbondantemente distribuito in precedenza.
Il secondo effetto era stato la belligerante amicizia di Handy con la piccola Lily Potter, di due anni più giovane. I continui battibecchi fra i due erano ormai leggendari tanto che Al e Leni, degni della loro casa, li canzonavano dicendo che la storia aveva ormai insegnato a tutti come andavano a finire certe cose.
Per questo non appena li vedevano iniziare una nuova discussione cominciavano a farsi inchini profondi chiamandosi “caro cognato”, “cara cognata”, riuscendo spesso nell’intento di far cessare la diatriba per essere inseguiti, fra urla e Schiantesimi, lungo i corridoi della scuola. Il tutto più di una volta aveva contribuito a un notevole decremento dei punti delle rispettive Case, con conseguenti Strillettere da parte dei genitori.

Gli antichi calendari erano pronti a segnare un nuovo principio del settimo mese.
L’indomani un ben noto treno avrebbe portato i giovani maghi verso il loro destino che già si preparava a sferrare la sua potente zampata.

Capitolo 2